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644 giorni dopo, siamo tornati a casa

  Ci sono sere in cui il calcio smette di essere soltanto calcio, il risultato si restringe fino a diventare quasi un dettaglio e novanta minuti non bastano più a spiegare quello che è successo, perché quello che resta non entra in un tabellino, non si misura con i gol, non si racconta guardando una classifica. Ieri sera allo Iacovone è successo questo. Dodicimila persone sono entrate in uno stadio, ma in realtà sono tornate a casa. Dopo 644 giorni. Seicentoquarantaquattro giorni sono tanti quando si aspetta qualcosa che appartiene alla propria vita, sono un tempo enorme quando quella mancanza ha il rumore di una curva vuota, dei gradoni senza voci, di una domenica che arriva e non sa più dove andare. Poi, improvvisamente, quelle porte si sono riaperte. E Taranto è tornata ad abbracciare il suo stadio. Lo ha fatto nel modo che conosce meglio, senza chiedere permesso alle emozioni, riempiendo gli spalti di rosso e di blu, ritrovando facce, gesti, abitudini, sciarpe conservate...